1966-1973 – Nuovi interventi e restauro degli interni
Nel 1966 il Patria viene sottoposto ad alcuni lavori e rientra in servizio il 27 giugno con una nuova cabina e una ciminiera bassa a strisce rosse.
Nella primavera del 1973 l’interno del piroscafo viene restaurato secondo lo schema originale. Il Patria torna in servizio il 10 giugno 1973. Una delle novità più apprezzate è l’inserimento di vetrate nella parte interna dei tamburi, che permettono ai passeggeri di osservare le ruote a pale in movimento.
1983-1990 – Il ritorno all’aspetto originale e l’ultimo servizio
Nella primavera del 1983 il Patria viene riportato al suo aspetto originale. Il fumaiolo torna alto, con la caratteristica banda bianca. Inoltre, le vetrate mobili dei terrazzini nei tamburi vengono sostituite da vetrate fisse, rendendo la coperta interamente chiusa.
Negli anni Ottanta il piroscafo viene impiegato soprattutto per crociere speciali e noleggi, mentre le corse di linea diventano sempre più rare.
L’estate del 1990 è l’ultima stagione in cui il Patria presta servizio. In autunno viene fermato al cantiere di Tavernola, ufficialmente per lavori di manutenzione. In realtà si ipotizza una trasformazione in motonave, come già avvenuto per alcuni piroscafi del Lago di Garda. L’opinione pubblica si mobilita in difesa dell’unità, che viene quindi ormeggiata alla diga di Como.
1991-1995 – Abbandono, degrado e rimozione delle caldaie
Il Patria rimane alla diga di Como fino al 1994. In un primo periodo gli arredi vengono ancora curati e i ponti in teak mantenuti. Dal 1993, però, la Gestione Governativa decide di dismettere completamente il piroscafo, lasciando progressivamente deperire i preziosi arredi.
Nel tardo autunno del 1994 il Patria viene trasferito a Dervio. Qui vengono rimosse le caldaie per sottoporle al controllo del R.I.NA. Nonostante l’esito positivo delle verifiche, le caldaie non vengono ricollocate a bordo e restano abbandonate all’aperto, esposte alla ruggine.
Nell’ottobre del 1995 il piroscafo viene alato a Dervio per lavori di manutenzione allo scafo. L’opera viva viene riparata nelle parti danneggiate dai lunghi anni di inattività.
1996-2002 – Promesse, articoli e anni di attesa
Negli anni successivi si susseguono articoli di giornale e promesse da parte della Navigazione, ma il Patria rimane fermo a Dervio.
Uno dei principali motivi indicati per il mancato restauro è la mancanza di fondi. Tuttavia, nello stesso periodo, la Navigazione Lago di Como costruisce nuovi traghetti e catamarani, con una spesa complessiva ben superiore a quella che sarebbe stata necessaria per restaurare il piroscafo.
2003-2004 – La speranza del recupero
Nel 2003 la Provincia di Como, guidata dal presidente Leonardo Carioni, decide di impegnarsi per il recupero del Patria. L’iniziativa vede il sostegno di storici amici del piroscafo, tra cui Piercesare Bordoli della “Famiglia Comasca”, il professor Borgonovo e altri sostenitori.
Il 27 febbraio 2004 viene formulata la proposta di vendita del piroscafo alla Provincia di Como per la cifra simbolica di 1 euro.
Il 15 luglio il Patria viene inaspettatamente alato sullo scalo di Dervio. Inizia così la prima fase dei lavori, dedicata al risanamento dello scafo. Sembra finalmente avviarsi la rinascita dello storico piroscafo.
2004 e anni successivi – Nuovi ostacoli
Nonostante l’avvio promettente, la giunta provinciale di Como blocca l’iter di acquisto a causa di dubbi sull’utilizzo futuro del piroscafo una volta concluso il restauro.
Nel frattempo, la Navigazione Lago di Como provvede a rimuovere dal Patria tutto ciò che è possibile. I preziosi arredi originali del 1926 vengono abbandonati all’aperto in un angolo del cantiere di Dervio, mettendo nuovamente a rischio una parte importante della memoria storica del piroscafo.